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Vista da Gela proprio Bellissima, la Sicilia non c’è diventata. Bisogna tornare indietro, servendosi della macchina del tempo, per vedere una città povera ma bella. Uscendo da Gela le cose non cambiano.Non so chi abbia suggerito al Presidente della Regione siciliana, Nello Musumeci, di intitolare il suo partito “Sarà Bellissima”. Non escludo che sia stato lui medesimo ad avere l’ispirazione.
Musumeci è un gentiluomo tutto d’un pezzo, con un cuore da cavaliere teutonico ed una mente flessibile.

Ora che la grandine arriva alla vigna il cavaliere teutonico deve difendersi giorno dopo giorno dal fuoco amico e fuoco nemico, che vogliono vedere con i propri occhi la grande bellezza.
A botta calda lo slogan funziona – “Diventerà Bellissima” – è una originalata; ingentilisce la politica e abbandona triti e ritriti luoghi comuni aggrappati alla democrazia e all’Italia. In più valorizza la natura isolana femminile, è accattivante.

Pecca di mancanza di lungimiranza, forse. Era prevedibile che la grandine arrivasse alla vigna, e che la promessa, impegnativa, che porta con sé, fosse oggetto di chicchiere malevole. Quel verbo al futuro (“Diventerà”), mitiga in qualche modo l’audace impegno – “Bellissima” – ma non lo riduce ad un vago auspicio, l’aggettivo pieno di vanagloria che sprizza ottimismo resta al centro della scena, suscita una dispettosa attesa, ed esclude – cosa alquanto grave – che non lo sia già (“Bellissima”). A Musumeci può essere addebitato – da oppositori capziosi e interessati – perfino un tradimento. La Sicilia , insomma, è già Bellissima; perché farne oggetto di auspicio, vaticinio, pronostico?

Comunque sia l’attesa che il proposito si realizzi si è fatta gravida di aspettative. Ed è un miracolo che non sia stata oggetto, di lazzi, frizzi, insolenze da parte di odiatori professionali, in servizio permanente. Potrebbe però essere questione di tempo. E la Sicilia non diventare Bellissima prima del ritorno alle urne e essere invece bersaglio di uova marce e pomodori di dimensioni proibitive, quando arriverà il redde rationem. Orleans trasformato nel Palazzo d’inverno assediato dai nuovi bolscevichi? Andiamoci piano. Le intenzioni di voto mutano il meteo londinese e le uova marce si trasformarsi in urla di consenso.

Non è solo incoerenza. Le pulsioni che agiscono sugli elettori nelle vigilie elettorali sono tante e varie. Nello Musumeci può pure contare sulla proverbiale indulgenza siciliana verso i governanti. In più il governatore ha una faccia onesta e gesti leggiadri, toni decisi (molto graditi) e atteggiamenti sobri, tutti elementi di segno diverso che allargano il ventaglio del consenso senza far venire meno l’indignazione per le cose che non vanno.

Un auspicio, inoltre, non è mai stato anticamera di una sanzione. Se l’impegno non è stato onorato, la colpa va indirizzata in campo nemico, dove sono pensate e messe in atto trappole e tradimenti.

Il fine di non rimanere vittima del dissenso, Musumeci sarà obbligato almeno a raccogliere le spie di una evoluzione verso la bellezza, e scoprire i segni, seppur vaghi, di una mutazione in corso. Nessuno farebbe salire sul banco degli imputati un uomo politico la cui opera mostra segni di buona volontà e di progresso.

Tardanza non è mancanza, ricorda un detto siciliano.
Quali avvisi cogliere? E di che natura? Ciuffi di gelsomini nelle periferie delle città, modi gentili negli uffici pubblici, la scomparsa di rifiuti nei marciapiedi e delle buche dalle strade? O lo scampanellio di mille scuole materne accessibili a tutti i bambini, ricchi e poveri? L’assistenza efficace ed amorevole in ospedali pubblici sicuri e confortevoli?

A meno che qualcuno non creda che basti far sfilare le siciliane sul parquet di Miss Italia con la fascia tricolore, la bellezza è legata indissolubilmente alla qualità della vita che le istituzioni, e la politica, riescono a regalare ai siciliani. Come si fa a godere dei tesori d’arte, di cui la Sicilia è ricca, se non si hanno risorse per mandare i figli a scuola e curarli come si deve, se si subiscono prepotenze e sciatterie della burocrazia, se non si ha lavoro e se la la vita può trasformarsi in tragedia in un istante sulla strada o in fabbrica?

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