Quanto contano le regole della democrazia, Gela vittima dei cecchini
09/12/2019

(Salvatore Parlagreco) Sigonella non ha avuto alcun ruolo nell’attacco a Bagdad, che ha ucciso il capo del pasdaran, Soleimani. Parola di Trump. O dei suoi generali. Bene, ne prendiamo atto. La questione però è un’altra. La base statunitense in territorio siciliano esiste in virtù di un patto, di cui non sappiamo nulla. Quali sono le regole di ingaggio delle forze aeronavali americane? Se i droni di Sigonella colpiscono un paese straniero la rappresaglia o la risposta è da mettere in conto. E’ una buona ragione per saperne di più. Nel “patto” è previsto il nulla osta del Paese ospitante, cioè l’Italia. Diamolo per scontato. Ma quali mezzi ha il Paese ospitante per impedire il decollo degli aerei militari o dei droni che effettuano missioni di guerra per ordine del Comandante in capo, cioè Trump? E, concesso il nulla osta sulla base di un obiettivo “X” ,quali strumenti ha l’Italia per verificare la regolarità della missione autorizzata e sapere che in realtà l’obiettivo era “Y”? E’ ridiventato attuale il problema della violazione di sovranità costituita dalle basi militari. E la necessità di stabilire nuove regole in regime di crisi internazionale per evitare di trasformare il Paese in un bersaglio…del nemico altrui.
In concreto, la crisi USA-IRAN: se il Kuwait, Giordania, Oman e Turchia non autorizzassero l’uso delle basi americane, com’è probabile in caso di nuovi attacchi (Trump ha annunciato che nel mirino USA ci sono 51 obiettivi in Iran), Sigonella resterebbe l’avamposto militare USA. La base siciliana si avvantaggia, non dimentichiamolo, dei Radar satellitari di Niscemi, che sono in grado di guidare nel teatro di guerra i droni e i missili ovunque con precisione chirurgica. Il Paese attaccato, nella fattispecie l’Iran, “deve” rispondere come può. L’Iran possiede missili Cruise a medio raggio in grado di raggiungere l’Italia meridionale, quindi la Sicilia. C’è chi lo esclude, ma l’eventualità non ci fa dormire sonni tranquilli. E’ credibile che gli obiettivi del Paese attaccato dagli USA – sia o no un Paese canaglia – possano essere in prima istanza le basi militari dalle queli sono stati sferrati gli attacchi, e cioè Sigonella e la sughereta niscemese. Don’t worry, avvertono gli Alleati, non facciamo avvicinare nessuno. Dobbiamo credergli sulla parola? La nostra è paranoia? E’ in corso una war-game, mostrano i muscoli e basta? Forse, ma di sicuro si sta giocando con il fuoco e noi non siamo nemmeno della partita.

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